ashtanga yoga

99% practice 1% theory

L’Ashtanga Yoga è stato formalizzato da Sri Krishna Pattabhi Jois (1915-2009). Il termine sanscrito Ashta (अष्ट), che significa “otto”, si riferisce a 8 limbi o stadi che si raggiungono progressivamente (anche se non per forza in ordine) e con grande disciplina. La pratica fisica (asana) nell’Ashtanga è condotta dal Vinyasa ovvero dalla sincronizzazione del respiro con il movimento: per ogni movimento un respiro. Il metodo di Pattabhi Jois è basato sugli insegnamenti di Sri Tirumalai Krishnamacharya (1888 – 1989), pioniere della rinascita dello yoga e della sua affermazione in l’occidente per merito della trasmissione dei suoi allievi. Tra gli altri studenti di Krishnamacharya si ricordano: Indra Devi (1899–2002), , B.N.S. Iyengar (1924-2011), T. K. V. Desikachar (1938-2016), Srivatsa Ramaswami (nato nel 1939) e A. G. Mohan (nato nel 1945).

Lo Yoga non è solo una pratica fisica, è una filosofia antichissima, trasmessa e codificata negli Yoga Sūtra (योगसूत्र; “aforismi sullo Yoga”) da Patanjali, tra il secolo I a.c. il secolo I d.c. È proprio nei Sutra che sono descritti gli 8 passi, rami o limbi dello yoga (ashtanga, appunto): Yama (precetti da seguire), Niyama (precetti da compiere), Asana (posture), Paranayama (controllo del respiro), Pratyahara (controllo dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione) e Samadhi (contemplazione).

“PRACTICE PRACTICE ALL IS COMING” – Sri K Pattabhi Jois, chiamato Guruji (“maestro spirituale”) da suoi studenti.

Gli 8 rami dello yoga non sono da percepire come i gradini delle scale, non bisogna salire uno per arrivare ad un altro. Gli yama e i niyama si praticano in contemporanea e gli altri stadi si sviluppano diversamente per ogni essere umano, non c’è una regola.

Però la pratica fisica stabilizza e radica il corpo preparandolo per stadi successivi, più calmi. È nel calore di questa pratica fisica dove troveremo i primi cambiamenti, e anche le prime difficoltà. Ci vogliono umiltà, disciplina, consapevolezza e continuità.

Nella pratica tre sono i punti di attenzione (Tristhana): il respiro (Ujjayi), la postura (asana) e lo sguardo (drishti). A questi aggiungiamo i cosiddetti bandha, centri di concentrazione di energia o “serrature interne” che permettono di canalizzare e controllare l’energia, nonché di sostenere la pratica in tutta la sua intensità.

Gli effetti di questo paziente cammino verso l’equilibrio e la presenza fisica e mentale si notano e si apprezzano fin dai primi approcci!

**Consigliamo di approcciare lo yoga con una mente aperta e serena, ma anche con una sana dose di determinazione! In quanto pratica prima di tutto spirituale che fisica, è un percorso di cambiamento ed evoluzione personale. Spesso la nostra mente si oppone a questi cambiamenti e in questo senso bisogna essere determinati/disciplinati per andare avanti; ma questo non vuol dire che bisogna andare contro la propria natura e i propri limiti: è fondamentale essere amorevoli verso se stessi e rispettare i propri limiti anche quando cerchiamo di superarli…**

Consigli per la pratica:

  • Le scarpe, insieme all’ego, rimangono all’ingresso della scuola.
  • Vestiamo comodi e leggeri.
  • Cerchiamo di non mangiare almeno 2 prima della lezione.
  • Portiamo asciugamano o telo, se sudiamo.
  • I telefoni rimangono negli spogliatoi!
  • Rispettiamo il silenzio nella sala pratica.
  • Non siamo tutti uguali e perciò non andiamo avanti nello stesso modo nella pratica. Portiamo pazienza!

 

“Lo yoga non ha religione
è trasformazione di sé, per il bene”
– Sharath Jois –

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